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ViSiOnI Di MuSa
“D’anni seguo questo suono. Balli e Canti lasciano sul selciato i loro passi, al vento le loro note, nel mio ricordar melodico suono. Menestrello di popoli e confini, oppur placidamente narratore d’un’altra visione. Rapito e divaghito raccolgo ogni segno, seguo a mia insaputa le sequenze del ballo. Senza essermi dato d’arguire leggo il suo pentagramma. M’ingurgito del suo esistere presente, Do da bere al mio essere, Do carne all’astratto che mi si concerne. Dame/Regine/Vassalli/Imperatori. Spettatori/Attori. Sazio lo spirito d’ardito vedere, prendo i panni e li lavo del mio corpo.” Parlami, o musa, parlami anche a me, di un tempo, ciò che fu il mio placido pensiero. Non chiedo più perché troppo occulti e grandi per le mie spalle, aspetto accucciato. Lontano da ogni ghigno, e lontano i sogghigni dalla mia bocca. Amo me stesso in quanto tale. Amo te in quanto essere ancora tra i miei desideri, amo questi sogni perché un giorno vedranno il tuo giusto corpo. Oris
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