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Esedra
"Balla, balliamo, siamo nati per ballare, siamo ballerini di questo tempo, del nostro momento, della vita che si spezza al finire della musica. E tu mi dicevi balla, danza, ondeggia ballerina incantevole, frivola di sciocchezze, ansimante di anima corporea, il tuo corpo diventa solido come l’anima. Ti ricordi, Pablo?, ed io ballavo, danzavo, rincorrevo la mia anima tra le note di un solco di vinile, tra il laser di un cd che scandisce le note di un basso che ringhia alle due di note, ballavo, ballavo, e ballavo." "Si mi ricordo, ora sei tu che mi dici di ballare, di danzare, sinuoso mio corpo ora si contorce tra le tue brezze, tra le stelle che fai scendere, sto ballando ansimante di smuovere il cielo, di distogliere il mio sguardo dal grigio temporale che sta scendendo. No! No, sfumare questa visione, il mio corpo contorto ora si accascia a terra, ansimante di smettere, di piangere ancora lacrime amare di un ballo lontano, il nostro ballo!. Ed io resto steso, a guardare con gl’occhi il ballo di un corpo contorto dal dolore, e di un anima ora libera dalla carne riscaldata dal sangue. E un grido mi assale, mi scuote. Ode al dolore ed al suo tardivo benessere. Ode ancora a lui, alle sue lacrime che bagnano il mio corpo, scendendo, mi lavano il ricordo di un ballo, il nostro ballo. Il fulmine si scaglia tra i rami di un pensiero isolato dallo scorre del tempo, come restasse scritto sulla sabbia, ed un urlo accompagna l’ascesa dei fulmini, un forte grido, secco deciso, il tuo nome. Esedra" Oris
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