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La finestra bagnata dal mare
...e dalla finestra il mare perdeva la sua irrequietezza, si lasciava guardare, candido, l'opposto di stanotte, dove la luce del faro diventava una piccola e indifesa lucciola, bagnata dalle gocce impetuose della pioggia, e altre gocce toglievano ora il salmastro di quell'acqua agitata. Il sole, dominante nell'alto, rincuorava i gabbiani che riprendevano il glorioso compito di mamme, ridavano vigore al riprendere dello splendere. Rilassato da queste gocce, usci senza l'accappatoio, l'estate lo riscaldava. Accese l'incenso, si distese sulle sedie e il tintinnio della brezza soffiava sui capelli bagnati, il fumo usciva lentamente, sospiri lenti che placcavano i ricordi d'afa della giornata. Uno, due battiti di ali ed il piccione accompagnava Apollo che riportava a casa il sole. Usci anche lei dalla doccia, anche lei assolta dalla stessa sensazione di freschezza, guarda fissa il mare e sorride alla sua calma, sfiora i suoi capelli mentre si sposta a prendere la sedia. Per un attimo i loro sguardi s'incontrano. Un buffo sorriso e lei si distende, soffice come i cuscini sulla terrazza, lui la guarda, la segue con lo sguardo, prende l'oppio, ne accende come incensi e li distende all'estremo del cerchio formato dai cuscini, il profumo d'oppio si alzava in cielo, come un baldacchino, si distendeva sopra i loro corpi oramai distesi vicino, inebriava la stanza, ed il mare calmo tintinnava contro gli scogli. E' stata un giorno di tempesta, ed ora la calma che il mare emanava avvolgeva i sensi, li rendeva batuffoli di cotone, morbidi e candidi. L'accompagnatore d'Apollo, si posa sullo steccato, si gode la scia del carro che se ne va, il sole torna a casa, si avvinghia con la luna che sta salendo. Accompagnati da un corposo rosso, e grappoli d'uva, i sensi si mescolano con l'oppio, lui prende il vino versa i bicchieri, sfiorando l'orlo, e brinda con lei, e poi le versa sul ventre il vino, come cascata cade. Lei alza di colpo il bacino, per sorpresa, ma subito lo ribassa, spinta dalla bocca di lui che sta bevendo i vino usando la pelle come bicchiere. Lentamente, accompagnate da un altrettanto movimento delle mani sui suoi seni, le labbra si bagnano di vino, il rosso corposo. Scendono sulle gambe, la pelle calda al contatto, si lascia sfiorare, baciare sull'ombelico, più avvinghiati i corpi si muovono all'unisono, nel bagno di vino, mentre l'oppio mescolato con il profumo delle sensazioni dei due corpi, e del mare disegnano un quadro di sfumature, riflesse dalla luna, già al suo posto. Mare oramai calmo, culla questi due corpi, e lei li rigira, e li culla. Si muovono sempre più ansiosamente, oramai avvolti dall'oppio e dalla voce del mare, l'amore che fecero si mescola con gli ultimi respiri della notte, gli ultimi attimi di luna di questa notte che culla il mare e lo calma. Oris
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